Intervista “A tu per tu”



Il giornalista Marco Scordo ha intervistato sabato pomeriggio l’On. Pino Palmieri. La trasmissione “A tu per tu” in onda su Sky canale 518 si è aperta con una breve presentazione biografica del Palmieri a cui è succeduta un filmato che ha ripercorso la storia degli ultimi 30 anni della politica italiana.

Partendo da questo flashback, Marco Scordo ha voluto seguire un filo logico per analizzare la situazione politica odierna ed i possibili scenari di cambiamento, facendosi in parte portavoce delle istanze di un comune cittadino ma con la sottigliezza e lo sprono a risposte esaustive proprie di un giornalista.

Ecco com’è andata.

Politica e  popolo erano la stessa cosa, ai tempi della Prima Repubblica. Adesso la crisi progressiva della politica, il forte sentimento di avversione che si sviluppa nella società contro la cosiddetta “casta”, fa parlare si frattura di separazione. Da una parte la politica del popolo, dall’altra quella del Palazzo. Da una parte il centro destra del popolo, da un’altra quello delle istituzioni. E i due, per adesso, non sembrano dialogare e, soprattutto, capirsi.

Per questo è nato un altro movimento che si richiama esplicitamente alla società civile, alla ricerca di chi possa rappresentare, tutelare e difendere i suoi valori. La realtà socio produttiva del Paese è segnata da grave arretratezza e scarso interesse da parte delle istituzioni, che al pari trascurano le esigenze dei soggetti che invece dovrebbe tutelare, far vivere in condizioni dignitose e umane.

Un Paese moderno, una Regione moderna devono avere al centro l’elemento umano, la socialità e i sentimenti di fratellanza. Come tradurre queste nobili aspirazioni in scelte politiche coerenti? Se la mancanze sono da addebitare soprattutto alla politica, può essa stessa essere causa e soluzione del problema?

Forse per questo motivo la società civile si allontana dalla politica, ma prima che la separazione sia definitiva occorre intervenire, cambiare il modo d’essere della politica e della cittadinanza. Un equilibrio fondato su diritti e doveri, su partecipazione alla vita collettiva come solo la politica potrebbe garantire come ha fatto nel corso della sua lunga esperienza.

Di questi temi, che rappresentano la nuova frontiera della politica partitocratica, parleremo oggi con Pino Palmieri, vice capogruppo della Lista Polverini nel Consiglio Regionale della Regione Lazio, laureato in management pubblico  e presidente onorario del Movimento Legalità e Progresso.

Onorevole, lei è convinto ci fosse bisogno di un’altra associazione, come quella che la vede fra i promotori?

E’ sotto gli occhi di tutti la disaffezione verso la politica. C’è la necessità di veicolare il messaggio che chiede maggiore impegno dalla base e il Presidente Santodonato di Società Civile sta facendo proprio questo.

Il rapporto fra le Istituzioni ossia il Paese legale e il popolo, cioè il Paese reale è davvero così frantumato, lacerato? E se la politica è responsabile di questa rottura come può, secondo lei, essere la politica a ricreare condizioni virtuose di relazioni fra Paese e il suo popolo?

La condizione primaria è l’ascolto delle istanze che vengono dai cittadini. I ritmi della politica troppo spesso fanno dimenticare del proprio elettorato e questo, secondo me, è lo sbaglio più grande. Si perde di vista chi ti ha fatto “arrivare per dare voce”. E nel cercare di fare, tra mille difficoltà e mille impegni, accade di non dare le giuste priorità, di rimandare, di posporre. In altre parole l’elettorato si sente dimenticato. C’è troppa autoreferenzialità e bisogna tornare tra la gente. Società Civile nasce per questo. Io che provengo da una lista civica e fino a tre anni fa facevo tutt altro mestiere sono entrambe le facce di una stessa medaglia: cittadino e politico. E non posso e non voglio rimanere lontano e insensibile alle istanze che provengono dalla base. Attraverso Società Civile si ha la possibilità di non perdere mai di vista l’obiettivo e nello stesso tempo avere l’umiltà di chiedere aiuto al cittadino, di chiedergli una maggiore partecipazione per far sentire più forte la propria voce, per dargli la possibilità di prospettare idee, progetti e soluzioni nuove.

Come hanno reagito i partiti?

Non hanno reagito, perché Società Civile non sostituisce nessun partito. Rimangono a guardare  e stanno tranquilli. Anche perché il nostro spirito è costruttivo e non distruttivo. Non vogliamo nessuna leadership. Stiamo lavorando solo per dare un ricambio generazionale, perché i tempi cambiano e i giovani chiedono cose diverse, più realistiche e soprattutto più  legate alla consapevolezza del territorio in cui vivono e pretendono azioni tempestive. Queste nuove dinamiche necessitano di un cambiamento nel sistema Italia.

Uno dei motivi che hanno determinato la rottura è la corruzione, l’illegalità che rende difficile la vita delle persone, degli imprenditori onesti. Dietro ogni appalto, oggi, la gente vede la mano della malavita, l’azione della corruzione, un giro di mazzette e bustarelle. Lei si è molto impegnato su questo tema; può dire parole rassicuranti, può indicare quale strada percorrere per restituire fiducia e legalità.

La soluzione secondo me è passare da un governo autorizzativi ad un governo di controllo. Il decentramento e la vecchia gestione non hanno funzionato. E’ preferibile fare un passo indietro, soprattutto per quel che riguarda la sanità, e tornare alla centralità. Quello che bisogna assolutamente abolire sono i passaggi nelle autorizzazioni, che portano alla collusione, e procedere con controlli seri, e chi sbaglia, paga.

Lei sostiene che la casa è un diritto irrinunciabile e per questo motivo si è impegnato nella cooperazione edilizia. Tuttavia il governo Monti, che ha colpito la casa pesantemente, e con essa l’unico bene per gran parte degli italiani, è in sella anche grazie al vostro consenso. Possibile che quelle risorse non potessero essere recuperate diversamente?

Infatti avrei preferito una patrimoniale pur di non incidere sui nuclei familiari. Trovo che questo Governo sta portando alla povertà tutte quelle persone che già vivevano nel disagio. Non trovo che l’equità tanto sbandierata non sia proprio equa così come reputo necessario cambiare il sistema di tassazione, trovare anche un sistema di protezione che tuteli maggiormente gli artigiani. Ormai sono mesi che parliamo esclusivamente di stangate e ovviamente sui soliti noti. Per quanto riguarda la casa e  il mutuo sociale, l’On. Bontempo e la Presidente Polverini hanno portato avanti una grande battaglia e messo a disposizione ingenti somme di denaro. La Regione Lazio ha fatto il suo dovere, ora aspettiamo le risposte dei Comuni sui rispettivi territori.

La crisi economica è gravissima e oramai incombe da tre anni. La disoccupazione giovanile è ai massimi storici e a fronte di ciò sentiamo ripetere frasi generiche, tipo: dare sostegno alle imprese e rilanciare lo sviluppo. Ha qualche idea concreta in merito?

E’ di questi giorni la notizia che nei prossimi 6 mesi verranno persi altri 600 mila posti di lavoro. Questo dimostra che il nostro declino non si è fermato e gli imprenditori stanno scappando all’estero. E’ una situazione devastante. E’ giusto tutelare i lavoratori ma ancor prima bisogna sboccare i 166 miliardi dati dalla BCE  e che sono fermi nelle banche italiane. Quei soldi sono stati dati per distribuirli alle piccole e medie imprese, alle famiglie ed ai giovani. Bisogna essere categorici e far concedere il credito.

L’apprendistato può funzionare? E il Governo Monti sta lavorando bene?

L’apprendistato va benissimo, però insisto, prima vanno finanziate le imprese, sono loro il motore e questo va oleato con i soldi fermi nelle banche. Se il Governo ha lavorato bene saranno gli effetti positivi o negativi che ce lo diranno. Su alcune cose, come già le ho detto, non mi trova d’accordo, tuttavia nessuno possiede la bacchetta magica e 6 – 7 mesi sono veramente pochi per dare un giudizio. E’ superficiale guardare solo l’operato del Governo all’interno del nostro Paese. Abbiamo il dovere di allargare il campo visivo e guardare anche l’impegno profuso all’interno dell’Unione Europea e nel resto del mondo. Questo mi e ci impone una riflessione seria e soprattutto non affrettata.