Il mio intervento al convegno FENALC

Si è conclusa ieri la maratona dei due giorni di dibattito organizzati dal Presidente della FENALC (Federazione Nazionale Libero Circoli) Dott. Alberto Spelda titolata “I numeri del sociale: Trasparenza e Legalità”.
Nella prestigiosa Aula Magna dell’Hotel Palacavicchi di Ciampino si sono avvicendati personalità del Terzo Settore, del mondo politico e quello religioso. L’On. Pino Palmieri ha rappresentato la regione Lazio. Di seguito il suo intervento.

La ricerca di una più efficace gestione dei servizi pubblici ha spinto lo Stato negli anni ’70 e ’80 a decentrare le politiche sociali a livello territoriale.
Ed è ormai storia che il territorio è stato il nuovo contesto sociale e la Regione il protagonista principale. La tendenza a questo decentramento era strettamente legata al concetto di welfare state ed al suo sviluppo.
Gli anni ’90 e 2000 sono stati la consacrazione del federalismo e dell’imponibilità fiscale periferica aumentando di fatto
- • da una parte la dinamica della regionalizzazione
- •  e dall’altra l’aumento e la diversificazione degli attori protagonisti organizzati come società civile, cioè il Terzo Settore e Associazioni.
Appare quindi chiaro che le opportunità offerte dal territorio di appartenenza sono intimamente connesse con i mondi vitali. Partendo dal presupposto che per mondo vitale intendo la cellula base della società, cioè la famiglia, che non deve essere vista come qualcosa che vive sul territorio bensì come “risorsa del territorio”, come filiera anche di capitale che aumenta e valorizza il luogo di appartenenza con il proprio lavoro e la disponibilità verso gli altri. Basti pensare al volontariato, al mutuo soccorso in ogni ambito, all’accoglienza, ecc.
 
Ma bisogna fare attenzione, perché in questi ultimi anni abbiamo assistito ad una nuova fragilità di questo nucleo ridotto a mero ammortizzatore sociale, dovuto sicuramente alla miopia della politica che ha portato l’aumento delle condizioni di precarietà e di insicurezza che abbracciano lavoro, povertà, relazioni sociali, educazione, isolamento.
E’ necessario essere consapevoli che la natalità sarà uno dei fattori di cambiamento più importanti nei prossimi decenni tanto da modificare in maniera significativa gli equilibri economici e politici.
Di pari passo, un altro fattore di criticità sarà dato dalla terza età e dall’invecchiamento della popolazione. Del resto non è un caso se l’UE ha eletto il 2012 “anno europeo per l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni”.
Ci troviamo quindi di fronte alla necessità di un profondo lavoro sulle e per le politiche familiari, che sperimentino anche politiche strutturali capaci di incidere in modo significativo nel lungo periodo. Se da una parte c’è la necessità di dare rinnovato impulso e cercare nuove strategie, per esempio alla conciliazione tempi lavoro-famiglia, dall’altro abbiamo il dovere di cercare nuove politiche di inclusione che superino lo stereotipo concetto di invecchiamento. La politica deve operare grandi investimenti sul capitale umano, perché la società ha bisogno di tutte le età, ed ogni età è portatrice di un personale e irripetibile contributo.
Questa iniziativa è significativa per ribadire l’intenzione primaria delle associazioni, cioè, la promozione sociale e culturale come primo motivo di aggregazione civica.
 La società civile, lo confermano i dati Istat e altre statistiche pubblicate dal ministero dei giovani e dell’università, ha nuovamente bisogno di punti di riferimento per elevarsi culturalmente ed affrontare la vita da onesti cittadini.
La Famiglia e la scuola non rappresentano più la sintesi del momento di formazione nella quale un giovane si forma, i continui episodi che danno vita al disagio giovanile, ci confermano che le istituzioni devono intervenire e fare di più.
In Regione ci stiamo impegnando per mettere a diposizione delle famiglie progetti di assistenza, di tutela e di crescita dei ragazzi. Abbiamo a cuore la famiglia, prima istituzione della vita di un uomo.
Abbiamo a cuore, due elementi ,che avete ben sottolineato mettendoli nel titolo di questa conferenza: legalità e trasparenza.
Il mio passato vissuto all’interno delle forze dell’ordine ha fatto si che io sviluppassi una sensibilità particolare per tutto ciò che attiene la trasparenza e la legalità, con una declinazione particolare rispetto alla sicurezza di essere cittadini liberi.
Le associazioni, pertanto, devono avere l’ambizione di rappresentare sempre di più un veicolo per affermare nella nostra società i principi della trasparenza e della legalità.
L’attualità ci mette davanti ad una crisi economica europea, che nel nostro caso si presenta anche a livello culturale. Il nostro debito è si la somma dei disastri economici prodotti dai mercati, ma è anche il frutto di una società che non ha saputo emarginare il furbo, chi evadeva le tasse, chi si è comportato da sciacallo nei confronti degli altri.
Lo sforzo comune che stiamo producendo, istituzioni e associazioni, deve andare nella direzione di una nuova costituzione dei valori, percorso necessario per restituire al nostro Paese dei cittadini onesti che possono nuovamente rilanciare l’Italia come modello positivo.